Tiziana Giammetta | Il mio metodo
Lavoro con aziende, leader e team per leggere ciò che dall’interno spesso diventa difficile vedere: il clima che si deteriora, la comunicazione che si inceppa, la leadership che fatica, i processi che rallentano e le relazioni che iniziano a produrre più attrito che possibilità.
Il mio metodo nasce da un principio semplice: prima di intervenire su un sistema, bisogna leggerlo.
Questo significa ascoltare la richiesta dell’azienda, ma non fermarsi alla prima versione del problema. Significa osservare il contesto, raccogliere informazioni, comprendere chi è coinvolto, quando il problema si manifesta, in quali momenti si intensifica e quali soluzioni sono già state tentate.
Le tentate soluzioni sono spesso una delle parti più interessanti del lavoro. Perché, quando un problema si mantiene nel tempo, non è raro che alcune azioni nate per risolverlo abbiano finito per irrigidirlo.
Più controllo può generare meno responsabilità.
Più riunioni possono generare meno chiarezza.
Più richiami possono generare meno fiducia.
Più formazione può generare meno cambiamento, se non nasce dal bisogno giusto.
Il punto non è giudicare. Il punto è vedere.
Un intervento organizzativo non dovrebbe partire da una soluzione già pronta
Quando in un team qualcosa non funziona, la prima tentazione è cercare subito un intervento.
Un conflitto tra colleghi può nascondere ruoli poco chiari. Una scarsa motivazione può essere il risultato di una leadership troppo controllante. Una comunicazione interna faticosa può derivare da processi confusi, responsabilità distribuite male o fiducia deteriorata nel tempo.
Per questo non parto mai dal corso. Parto dall’analisi.
Come si sviluppa il percorso
Il percorso inizia con un primo confronto, in cui viene raccolta la richiesta dell’azienda e si valuta se il problema rientra nelle mie aree di intervento.
Da lì si entra nella fase di analisi: si osserva il problema dichiarato, si ricostruiscono il contesto e le tentate soluzioni, si raccolgono dati e si individuano le dinamiche che stanno mantenendo il blocco.
La fase successiva è la progettazione. Qui l’intervento viene costruito su misura, scegliendo strumenti, tempi e modalità coerenti con ciò che è emerso.
Durante il lavoro con il team possono alternarsi momenti di formazione, facilitazione, attività esperienziali, serious gaming, confronto in plenaria e restituzioni guidate. L’obiettivo non è “fare qualcosa insieme” per riempire una giornata, ma creare le condizioni perché il gruppo possa vedere meglio come funziona, dove si blocca e quali possibilità ha per muoversi in modo diverso.
Alla fine del percorso viene restituita una sintesi chiara, con le principali evidenze emerse, le aree di forza, le criticità e le indicazioni operative per il prosieguo.
Quando serve, può essere previsto un follow-up per osservare cosa è cambiato, cosa si è consolidato e dove è necessario intervenire ancora.
Non è magia. Non è animazione turistica.
Non è un pacchetto standard.
Un intervento organizzativo richiede metodo, competenza, ascolto e una certa disponibilità a guardare anche ciò che può risultare scomodo.
Se l’obiettivo è passare una giornata piacevole e poi tornare esattamente alle stesse dinamiche di prima, non sono la persona giusta.
Se invece l’obiettivo è capire che cosa sta accadendo davvero, leggere il clima organizzativo con più lucidità e costruire un intervento coerente con il problema reale, allora possiamo iniziare da lì.
Prima si guarda.
Poi si decide dove mettere le mani.